Il pensiero del mese

rubrica a cura di Pietro Mancino




Bisogna essere veramente grati ai nostri nemici
e considerarli quali medici che curano le ferite della nostra anima, se abbiamo in noi qualche passione,
e quali benefattori che ci procurano il regno dei cieli, se non abbiamo in noi passione alcuna.

(Zosima, Colloqui 12, cit. in E. Bianchi - M. Cacciari, Ama il prossimo tuo, Ed. il Mulino, Bologna, 2011, pag. 58)


'A livella - Totò:
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Avere figli fa di voi un genitore non più di quanto
avere un pianoforte faccia di voi un pianista.

(Michael Levine, cit. in G. Aldi, Riscoprire l'autorità, come educare alla libertà, Ed. Enea, Milano, 2011)


Il compito primario di un educatore è quello di offrire la testimonianza di un’umanità autentica e piena: non vivere al di sotto della propria umanità, non vivere contraddicendola, ma cercare sempre di esservi fedele. Compito inesauribile, difficile, pilastro fondamentale della giustizia e della concordia tra gli uomini, l’opera educativa è anche una realtà molto discreta, è un seminare nel terreno sociale l’interrogativo su cosa significhi essere uomini. Ed è solo attraverso un costante lavoro su se stesso che un educatore può impegnarsi in quest’opera vitale, poiché educare è innanzitutto incontrare e ogni incontro è possibile solo creando uno spazio di accoglienza in se stessi, quello spazio che nasce da una piena adesione alla propria umanità.

(Pierre Durrande, L’arte di educare alla vita, ed. Qiqajon, 2012)


Come mostra la navigazione a vela
si possono usare le forze contrarie
per giocarle.
Questa è l'arte da apprendere oggi.

(Remo Bodei, citato in "Animazione Sociale" n. 258, dicembre 2011, ed. Gruppo Abele)



La vita umana è una domanda senza risposta alla quale ciascuno, tuttavia, è obbligato a rispondere se vuole vivere.
Lo sciocco ritiene che la sua risposta sia buona.
Il saggio, lui, non cessa di interrogarsi perchè sa che la sua risposta è limitata, parziale;
pure non cessa di domandare, perché sa che la risposta altrui può aprirgli nuovi percorsi.

(Wénin A., Perché tanta violenza, ed. San Paolo, Milano 2011, pag.180)
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